Il principio dell’estetica. La ricerca del sublime. La visione dell’esistenza. Sono questi i valori che rendono distintiva l’arte. E quando ArtGallery li ritrova nel lavoro di un artista, lo premia nominandolo artista del mese e dedicandogli uno spazio espositivo virtuale. Perché l’arte non deve rimanere nascosta. Ma deve uscire a illuminare le coscienze.

Scatto di Filippo Boccini

Titolo Opera: From the under (Firenze)

Artista del mese
Filippo Boccini

marzo 2018

Come mai hai scelto la fotografia come medium espressivo? E come mai utilizzi esclusivamente il bianco e nero?
La scelta del mezzo fotografico non è stata una scelta ma credo sia stato più un bisogno. La scelta del monocromatico è avvenuta in un secondo momento: avendo iniziato con il colore, il bianco e nero mi da l' impressione di poter realizzare qualcosa di astratto, qualcosa che lasci studiare una mia foto anche se il soggetto stesso è banale.

Alcune tue fotografie mi ricordano i pretini e i paesaggi immortalati dal grande Mario Giacomelli: i tuoi scatti presentano infatti dei contrasti molto forti che spesso alterano forme e silhouette dei soggetti rappresentati. Ci vuoi parlare di come sei approdato a questo stile?
Già sentire il nome di uno dei miei più grandi maestri all' interno della domanda mi da una fitta di piacere al cuore. Grazie allo studio di determinati autori come il già citato Giacomelli e Klein, Moriyama e Nakahira ho trovato la giusta ispirazione per trovare una parte del mio linguaggio, il vero perché non lo so, forse è solo istinto.

I protagonisti delle tue fotografie sono per la maggior parte sconosciuti incrociati per strada. Interagisci con loro oppure rimani distante, nascosto e protetto dalla macchina fotografica?
Non interagisco mai con i miei soggetti, non cerco rapporti con loro, ma solo catturarli in un attimo con la mia camera, spesso e volentieri mentre cammino e senza guardare nel mirino/schermo.

Come selezioni i soggetti da immortalare?
Magari hanno un qualcosa che attira la mia attenzione in quel preciso momento.

E per quanto riguarda i luoghi? Hai delle ambientazioni che prediligi? Ti capita di appostarti in un punto che ti ispira particolarmente, in attesa del momento giusto da imprimere sulla pellicola? Come in diverse fotografie di Henri Cartier-Bresson scattate in Abruzzo.
Quando esco per strada ho sempre con me la mia fidata RICOH GR, non mi fermo mai ad aspettare, cammino e "caccio". Magari arriverà un giorno in cui cercherò foto composte, calcolate ma al momento preferisco l'istante, l'impercettibile.

Che progetti hai per i prossimi mesi? Stai lavorando a qualche progetto in particolare?
Al momento sto lavorando a progetti prettamente personali, in cantiere c'è un bel progetto, ma ancora è presto per parlarne (incrocio le dita).


BIOGRAFIA

Filippo Boccini nasce a Livorno nel 1988. A 14 anni, grazie ad una reflex analogica regalatagli dalla zia, inizia a scattare da autodidatta, coniugando alla pratica la scoperta appassionata del mondo della fotografia artistica e d' autore. Una sorta di bulimia visiva che lo porta a conoscere e ad addentrarsi nel mondo fotografico giapponese del Dopoguerra (PROVOKE era, MORIYAMA,NAKAHIRA, ARAKI e FUKASE). Dalla reflex passa ad usare camere compatte per poter scattare più liberamente per strada.
La fotografia di Boccini è caratterizzata da foto scomposte non perfette, sgranate e segnate da un bianco bruciato e un nero chiuso. Negli ultimi anni ha partecipato a mostre collettive grazie al The photocopy Club (GB),sparse per l'Europa. Pubblica delle fanzine autoprodotte, nel 2017 vengono pubblicati dei lavori su una fanzine portoghese curata da The unknown books.Sempre nello stesso anno tiene una mostra personale presso lo spazio espositivo BUzz-Kill (Livorno).
Filippo stampa personalmente i suoi lavori con metodi alternativi alla classica stampa fotografica, quindi risograph, serigrafie e fotocopie non trascurando la stampa fine-art curata sempre da lui stesso.