Il principio dell’estetica. La ricerca del sublime. La visione dell’esistenza. Sono questi i valori che rendono distintiva l’arte. E quando ArtGallery li ritrova nel lavoro di un artista, lo premia nominandolo artista del mese e dedicandogli uno spazio espositivo virtuale. Perché l’arte non deve rimanere nascosta. Ma deve uscire a illuminare le coscienze.

Titolo Opera: Eterocronie

Artista del mese
Francesca Ferreri

dicembre 2017

Incantati dalle singolari e multiformi sculture di Francesca Ferreri, le scriviamo per approfondire i suoi processi creativi e, in generale, il suo lavoro. Artista piemontese classe 1981, reduce dalla residenza d'artista presso il museo MACRO di Roma e dalla mostra Grasping a Concept is Mastering the Use of a Form, tenutasi presso il centro culturale La casa encendida di Madrid, Francesca Ferreri risponde alle nostre domande sulla sua pratica d'artista.

Quando inizi una nuova scultura hai già in mente quale sarà il risultato finale?

Nell'approcciare una nuova scultura lascio che siano gli oggetti, o frammenti di essi, che scelgo secondo criteri di empatia e senza attribuirvi valori simbolici, a suggerirmi l'intervento da operare. Sia nel caso di opere di piccole che di grandi dimensioni, parto dalla scelta di una serie di oggetti che metto in relazione in maniera intuitiva, cercando di ricostruire un oggetto unitario (immaginario) attraverso un processo di mimetizzazione.
Considero gli oggetti in qualche modo degli attivatori. Sono attivatori di un processo scultoreo di cui ho predeterminato solo alcune coordinate d'azione, non tutto il processo. Infatti la forma finale raccoglie la mediazione fra l'idea (presente nella mia mente in forma di intuizione) e il processo stesso che incontra la finitezza della materia, inoltre le quantità di gesso preparate di volta in volta possono determinare delle variabili.
Generalmente dopo aver osservato a lungo gli oggetti si forma nella mia mente un'immagine, che cerco di richiamare attraverso la costruzione dell'opera, come se si trattasse della ricostruzione di un ricordo, una memoria.
Tutte queste 'ricostruzioni' e integrazioni che si susseguono sono visibili nella sovrapposizione, infine rivelata dalla levigatura. Considero la mia un'operazione di Ricostruzione, poiché utilizzo tecniche e materiali interpretati e sperimentati a partire dall'esperienza nel campo del restauro dell'affresco.
L'idea stessa di restauro intesa dal punto di vista concettuale mi interessa, sia intesa come conservazione che come forma di recupero di memorie, di lacune che una volta colmate, permettono nuovamente la lettura dell'opera d'arte. Anche la nostra mente funziona allo stesso modo: ci ricordiamo di qualcosa spesso a partire da un dettaglio, un particolare. Un oggetto, a volte. E letteralmente, 'ricostruiamo' le memorie ad ogni richiamo nella mente, ad ogni rievocazione.

Tuttavia nel dare forma alle opere non mi e' possibile ricostruire davvero, infatti gli oggetti che assemblo sono molto lontani per uso, forma e materiale, quello che mi interessa infatti non è una ricostruzione in senso filologico. Sono interessata piuttosto ad un uso del potenziale insito nella pratica di restauro, un potenziale immaginifico e dunque creativo.


Il punto di partenza dei lavori sono oggetti funzionanti o scarti di materiali e prodotti?

Non faccio differenza fra oggetti di scarto e oggetti funzionanti poiché ciò che mi interessa sono di volta in volta aspetti formali, cromatici, fisici (es. può essere importante il loro peso) e sono in funzione del totale che li include. È l'opera finale, l'oggetto della mia ricerca cui vado incontro ad ogni opera o ad ogni "esercizio", ciò che mi interessa: l'immagine e la forma che vengono a crearsi nell'attivazione di un processo di scultura secondo le regole del restauro.


All’interno di queste sculture includi riferimenti alle tue origini, alle tue esperienze o sono frutto di altre riflessioni? Penso ad alcuni inserti di ceramica o all’utilizzo di determinati materiali e colori.

Sicuramente i riferimenti alla mia vita, alla mia storia personale sono presenti, esistono ma non saprei considerarli in maniera 'separata'.

Forse fanno parte del bagaglio di informazioni che all'interno della mia mente vengono come rimescolati e inconsciamente fanno il loro ingresso fra le mie immagini mentali.


Eterocronia = “Formazione di tessuti o di organi normali in epoca anomala, per es. la seconda fioritura di certe piante”. Nelle tue opere vi è qualche riferimento alle manipolazioni dell’uomo nei confronti della natura visto l’accostamento di questo titolo a sculture create a partire da manufatti artificiali o i lavori puntano a una riflessione maggiormente astratta?

Ho scelto il titolo E. In riferimento alla crescita indipendente di organi e apparati, e considerando queste 'crescite' come se fossero adattamenti, successive interazioni, autonome ma mai slegate dalla totalità a cui appartengono. In sintesi ciò cui sono interessata è principalmente il funzionamento della mente nei suoi meccanismi, ma non escludo le altre interpretazioni (come quella da te sollevata) sebbene non sia una delle preoccupazioni conscie.    



Per ulteriori informazioni, ecco il sito dell'artista.