Il principio dell’estetica. La ricerca del sublime. La visione dell’esistenza. Sono questi i valori che rendono distintiva l’arte. E quando ArtGallery li ritrova nel lavoro di un artista, lo premia nominandolo artista del mese e dedicandogli uno spazio espositivo virtuale. Perché l’arte non deve rimanere nascosta. Ma deve uscire a illuminare le coscienze.

Titolo Opera: Una linea blu (A blue line)
Tecnica: Wax, prussian blu pigment

Artista del mese
Giulia Zappa

aprile 2018

Questo mese intervistiamo Giulia Zappa, artista bresciana classe 1988, le cui opere ci hanno profondamente colpito per l'originalità delle forme, dei materiali e, in generale, per lo spiccato senso estetico dei lavori.
Gli ultimi tuoi lavori si sviluppano a partire da materiali inusuali rispetto ai media classici a cui si pensa quando si parla di opere d’arte. Ci vuoi parlare di come mai ti sei avvicinata a materiali come la carta termica o la cera?


Avevo bisogno di trovare dei materiali che mi aiutassero a mostrare in maniera efficace la mia ricerca sulla durata dell’oggetto rispetto alla durata dell’immagine. La cera è un materiale che trasmette un senso di effimeratezza e fragilità; infatti un minimo cambio di temperatura basta a modificarne l’aspetto. Inoltre possiede quella caratteristica di “somiglianza per eccesso” per la quale riesce a imitare e replicare ogni altra cosa con una perfezione quasi esagerata (penso ai ritratti funebri in cera che tanto sono somiglianti al soggetto quanto possono inquietare).

La carta termica invece è perfetta per esasperare il passare del tempo; le fotografie che stampo su questo materiale hanno una durata molto breve, in quanto i vari prodotti chimici di cui è composta la carta sono sensibili al calore e alla luce. La stampante imprime l’immagine attraverso il calore (non vengono infatti usati inchiostri) e tramite lo stesso l’immagine si “distrugge”.  


I tuoi lavori sono legati tra di loro da un percorso di ricerca comune, nelle diverse installazioni spesso si intravedono tematiche ricorrenti come lo scorrere del tempo e la sua sospensione. Ce ne potresti parlare?

Da bambina il tempo mi terrorizzava. Non percepivo completamente lo scorrere del tempo, ma avevo paura che prima o poi avrebbe divorato tutto quello che amavo. Pian piano ho preso questo timore e l’ho fatto a pezzi osservando, studiando e producendo opere. Ho realizzato che il tempo poteva essere tante cose, anche diverse “durate” che si intrecciano nello stesso soggetto.
Per questo, ho deciso di analizzare queste minuscole parti di tempo e portarle in superficie, di metterle sotto chiara luce e di vedere cosa succede quando le pongo in relazione le une con le altre.  


Spesso realizzi opere utilizzando oggetti usati, recuperati dai tanto diffusi flea market oppure ricorrendo a luoghi abbandonati come set delle singole ambientazioni.
Come nascono i tuoi lavori? Ti lasci ispirare da questi elementi che attirano la tua attenzione mentre girovaghi per le strade oppure sei tu che, a partire da un’idea ben precisa, ricerchi oggetti ed edifici con le caratteristiche per te ideali?

Sono un’accumulatrice seriale. Accumulo dati, immagini, testi, oggetti, idee e, quando credo di avere una solida base (solitamente molto caotica), comincio lavorare su una sintesi.
Osservo attentamente quello che mi circonda, quando viaggio, e mi piace cercare le inquadrature più particolari, immagini che sembrano sospese nel tempo. Inoltre progetto e disegno molto prima di mettermi fisicamente al lavoro.
Frequento spesso i mercatini dell’usato, perché vi trovo oggetti che posso usare per produrre i miei lavori, come vecchi stampi o negativi fotografici. Quello che faccio è innanzi tutto analizzare quello che ho davanti, prendo un oggetto abbandonato e comincio a pensare a tutti i modi possibili per utilizzarlo, tenendo conto della mia poetica.
Infine, quando trovo qualcosa che ritengo efficace, lo prendo e comincio a lavorarci in studio, finché non creo un lavoro che, per me, è completo. È raro che lavori partendo da un’idea davvero precisa; preferisco iniziare a lavorare a un’opera e vedere cosa succede, modificandola finché non trovo la sua forma più efficace.  


Esiste un’opera a cui sei particolarmente legata?

Penso che ogni opera mi abbia aiutato a portare avanti il mio percorso artistico. Con “La regina bianca” ho usato per la prima volta la carta termica e, in tutti i sensi, ha segnato il punto tra la fine dei miei studi accademici e l’inizio della mia maturazione artistica.
Tutti i miei lavori fotografici hanno una particolare importanza, per me, perché anni fa non avrei pensato che la fotografia sarebbe diventata una parte considerevole della mia produzione artistica.
Inoltre ho amato molto produrre le opere “Se Mi Cerchi” e “Il Giardino”, perché con loro sono riuscita a lavorare consciamente sull’aspetto più spirituale della mia ricerca, una cosa che con i precedenti lavori non riuscivo.  


Per due anni hai fatto parte dello Spazio Qasba di Brescia, ci vuoi parlare di questa esperienza?

E’ stata una esperienza che mi ha insegnato molto; soprattutto mi ha fatto capire che adoro pensare e realizzare l’allestimento delle mostre!
Eravamo un gruppo di artisti e, normalmente, è difficile riuscire a mettersi tutti d’accordo. Presso Spazio Qasba, invece, ognuno aveva il proprio compito e la cosa funzionava: c’era chi seguiva la parte della pubblicità, chi l’allestimento, e chi la grafica dei pieghevoli. Infatti, circa ogni mese si preparava un periodico con all’interno tutte le mostre tra Brescia e Milano e un inserto dedicato a un’opera a uno degli artisti dello Spazio.
Spazio Qasba è stato una parte importante del mio percorso e proprio per questo, a distanza di sei anni circa, ho deciso di avviare un nuovo progetto che si chiama Atelier Kazam, insieme con alcune “reduci” del vecchio Spazio.    


A cosa stai lavorando attualmente? Hai nuove serie o progetti espositivi in cantiere?

In questo momento mi sto dedicando principalmente al laboratorio e spazio espositivo Atelier Kazam. Tra i vari progetti su cui stiamo lavorando ci sono open studio e mostre sia personali che collettive, oltre ai laboratori già avviati e lo spazio sempre aperto al pubblico.
Inoltre a novembre allestirò una bi-personale presso il Circolo degli Artisti di Albissola Marina (SV), dove avrò la possibilità di esporre nuove opere insieme alla bravissima artista Ilaria Gasparroni, avendo vinto uno dei premi speciali al Arteam Cup 2017.  

Per conoscere di più sull'artista, ecco il sito di Giulia Zappa.